Fino a qualche anno fa ogni produttore aveva il suo caricatore e il suo connettore. Oggi l'USB-C è diventato lo standard comune, ma dietro la stessa presa si nascondono protocolli diversi, potenze diverse e cavi molto diversi tra loro. Capire come dialogano caricatore, cavo e telefono evita acquisti sbagliati e ricariche più lente del previsto.
Potenza: tensione per corrente
La potenza di ricarica si misura in watt ed è il prodotto di tensione (volt) e corrente (ampere). La vecchia USB standard forniva 5 volt e poca corrente: qualche watt in tutto. Per caricare più in fretta ci sono due strade: aumentare la corrente o aumentare la tensione. Aumentare troppo la corrente scalda i cavi; per questo i protocolli moderni alzano soprattutto la tensione e la riportano a valori bassi all'interno del telefono.
Il punto chiave è che il caricatore non decide da solo. Parte sempre da 5 volt, che sono sicuri per qualunque dispositivo, e sale solo dopo che il telefono ha chiesto e ottenuto un valore più alto.
USB Power Delivery: la negoziazione
USB Power Delivery (USB PD) è lo standard aperto che regola questa trattativa sull'USB-C. Funziona così:
- il cavo viene collegato e il caricatore fornisce 5 volt;
- caricatore e telefono si scambiano messaggi su una linea dedicata del connettore USB-C;
- il caricatore elenca i profili che sa offrire, per esempio 5, 9, 15 o 20 volt con la relativa corrente massima;
- il telefono sceglie il profilo più adatto e il caricatore si porta a quella tensione;
- durante la ricarica il telefono può chiedere di cambiare profilo, per esempio quando la batteria si scalda o si avvicina al pieno.
Lo stesso caricatore USB PD può così alimentare un auricolare, un telefono e un portatile, dando a ciascuno solo ciò che richiede.
PPS: la regolazione fine
La versione con PPS (Programmable Power Supply) permette al telefono di chiedere tensioni a piccoli passi invece dei soli valori fissi. È utile perché, se il caricatore fornisce già una tensione molto vicina a quella ideale per la batteria, il telefono deve convertire meno energia e si scalda meno. Alcuni produttori Android richiedono proprio il PPS per attivare la loro ricarica più veloce: con un caricatore USB PD senza PPS il telefono carica comunque, ma più lentamente.
Gli altri protocolli
Accanto a USB PD esistono protocolli proprietari, come Quick Charge e diverse soluzioni dei singoli marchi che arrivano a potenze molto alte con caricatori e cavi dedicati. Con un caricatore di un'altra marca, questi telefoni ripiegano di solito su USB PD a potenza inferiore. Non è un guasto: è semplicemente la modalità comune che entrambi conoscono.
Il cavo conta più di quanto sembri
Non tutti i cavi USB-C sono uguali:
- i cavi comuni sono adatti fino a 3 ampere, quindi fino a 60 watt a 20 volt;
- per correnti fino a 5 ampere serve un cavo con e-marker, un piccolo chip che comunica al caricatore le capacità del cavo;
- molti cavi economici trasferiscono i dati solo a velocità USB 2.0, anche se caricano bene.
Un cavo danneggiato o di scarsa qualità può far scendere la potenza negoziata o interrompere la ricarica a intermittenza. Quando una ricarica è inspiegabilmente lenta, il primo sospettato è il cavo.
Perché la ricarica rallenta verso la fine
Chi osserva la percentuale nota che i primi minuti sono velocissimi e gli ultimi lenti. È voluto: la batteria agli ioni di litio accetta una corrente alta quando è scarica, ma oltre una certa soglia il caricatore interno passa a una fase a tensione costante in cui la corrente cala progressivamente. Per questo le dichiarazioni commerciali parlano spesso del tempo per arrivare al 50%, non al 100%.
Anche la temperatura interviene: se il telefono è caldo, per l'ambiente o per l'uso, il sistema riduce la potenza per proteggere la batteria.
Come scegliere un caricatore
| Esigenza | Scelta consigliata |
|---|---|
| solo smartphone | USB PD da 20-30 W, con PPS se il telefono lo usa |
| telefono e tablet | 30-45 W |
| anche portatile | 65 W o più, multiporta |
| viaggio | caricatore compatto al nitruro di gallio (GaN) multiporta |
Nei caricatori multiporta la potenza dichiarata è spesso il totale: collegando due dispositivi viene divisa. Le etichette sul retro, quasi sempre minuscole, riportano i profili disponibili per ogni porta e sono la fonte più affidabile.
Infine, la sicurezza: caricatori senza marchi riconoscibili e prezzi troppo bassi possono avere isolamenti insufficienti. Il caricatore è collegato alla rete elettrica, spesso di notte e vicino al letto: è il posto sbagliato per risparmiare pochi euro.
In sintesi
- La potenza è tensione per corrente: i protocolli moderni alzano la tensione dopo una negoziazione.
- USB Power Delivery è lo standard comune; il PPS consente regolazioni fini e meno calore.
- Il cavo può limitare la potenza: sopra i 3 ampere serve un cavo con e-marker.
- È normale che la ricarica rallenti verso la fine e quando il telefono è caldo.
- Meglio un caricatore di qualità con profili chiari che un modello anonimo a basso prezzo.