Quando si parla di accessibilità digitale si pensa soprattutto alla vista e all'uso delle mani: lettori di schermo, contrasto, tastiera. Esiste però un'area altrettanto ampia e meno discussa, quella cognitiva. Riguarda le persone con dislessia, disturbi dell'attenzione, difficoltà di memoria, disabilità intellettive, esiti di lesioni cerebrali, declino cognitivo legato all'età. E riguarda, in certi momenti, chiunque: chi è stanco, sotto stress, distratto, malato, o sta usando un servizio per la prima volta.
Il principio di fondo è semplice: ogni interfaccia chiede all'utente uno sforzo mentale. Ridurre lo sforzo non necessario rende il prodotto usabile da più persone e più piacevole per tutti.
Il carico cognitivo
La memoria di lavoro, quella che usiamo per tenere a mente le cose mentre facciamo altro, ha una capacità limitata. Un'interfaccia che obbliga a ricordare un codice letto nella pagina precedente, a confrontare opzioni sparse in schermate diverse o a interpretare icone ambigue la sovraccarica.
Alcune fonti tipiche di carico inutile:
- troppe scelte presentate tutte insieme;
- informazioni necessarie che spariscono quando si passa al passaggio successivo;
- elementi che lampeggiano, si muovono o si aggiornano mentre si legge;
- terminologia che cambia da una pagina all'altra per indicare la stessa cosa;
- istruzioni lunghe da leggere prima di poter iniziare.
Principi di progettazione
Riconoscere invece di ricordare
È una delle euristiche classiche dell'usabilità, ed è centrale per l'accessibilità cognitiva. Mostrare le opzioni disponibili invece di chiedere di digitarle, riepilogare i dati inseriti prima della conferma, mantenere visibile il contesto. Un carrello che ricorda i prodotti scelti, una procedura che mostra a quale passaggio si è arrivati, un campo che suggerisce i valori possibili.
Coerenza
Lo stesso pulsante nello stesso posto, la stessa parola per la stessa azione, la stessa struttura su tutte le pagine. Le WCAG lo chiedono esplicitamente con i criteri sulla navigazione coerente e sull'identificazione coerente. Per chi ha difficoltà ad apprendere nuovi schemi, ogni incoerenza è un nuovo enigma.
Un passo alla volta
Un modulo lungo diviso in passaggi brevi, ciascuno con un titolo chiaro, è meno intimidatorio di una pagina infinita. Conta anche mostrare quanti passaggi mancano: sapere che cosa aspettarsi riduce l'ansia.
Tempo sufficiente
I limiti di tempo, come la sessione che scade o il codice da inserire entro pochi secondi, penalizzano chi legge lentamente o ha bisogno di rileggere. Il criterio WCAG 2.2.1 chiede che l'utente possa disattivare, regolare o estendere i limiti di tempo, salvo eccezioni come le aste in tempo reale. Un semplice avviso «La sessione sta per scadere: vuoi altro tempo?» risolve molti casi.
Proteggere dagli errori
Chi è distratto o affaticato sbaglia più spesso. Conferme prima delle azioni irreversibili, possibilità di annullare, salvataggio automatico dei dati inseriti e messaggi di errore che spiegano come rimediare sono tutele preziose.
Novità delle WCAG 2.2
La versione 2.2 delle WCAG ha introdotto alcuni criteri che toccano direttamente gli aspetti cognitivi:
| Criterio | Livello | Cosa chiede |
|---|---|---|
| 3.2.6 Aiuto coerente | A | Se ci sono meccanismi di aiuto, come contatti o chat, devono trovarsi nello stesso punto su tutte le pagine |
| 3.3.7 Inserimento ridondante | A | Non chiedere di reinserire dati già forniti nello stesso processo, salvo eccezioni motivate |
| 3.3.8 Autenticazione accessibile (minimo) | AA | Non imporre test cognitivi, come ricordare una password o risolvere un enigma, senza un'alternativa |
L'ultimo punto è interessante: impedire di incollare la password in un campo di accesso costringe a ricordarla o a ricopiarla carattere per carattere, ed è proprio il tipo di ostacolo che il criterio vuole evitare. Permettere l'incolla e il riempimento automatico dei gestori di password aiuta sia l'accessibilità sia la sicurezza.
Dislessia e lettura
Per le persone con dislessia la lettura richiede più energia. Alcuni accorgimenti aiutano concretamente:
- testo allineato a sinistra, non giustificato, per evitare spazi irregolari tra le parole;
- righe non troppo lunghe e interlinea generosa;
- evitare lunghi blocchi in corsivo o tutto in maiuscolo;
- frasi brevi e struttura chiara con titoli ed elenchi;
- possibilità di ingrandire il testo senza rompere il layout.
Non esiste un carattere tipografico che risolva da solo la dislessia; contano di più la spaziatura, la lunghezza delle righe e la chiarezza del testo.
Distrazioni e attenzione
Per chi ha difficoltà di attenzione, gli elementi in movimento sono un problema serio: caroselli automatici, video che partono da soli, banner animati, notifiche continue. Il criterio WCAG 2.2.2 chiede che i contenuti in movimento che durano più di cinque secondi possano essere messi in pausa, fermati o nascosti. Meglio ancora è non farli partire automaticamente.
Come verificare
Nel mio lavoro trovo utile un esercizio semplice: usare il servizio dopo una giornata lunga, o farlo provare a qualcuno mentre è interrotto ogni tanto da una domanda. Dove ci si perde, dove si deve tornare indietro a cercare un'informazione, dove si ha paura di sbagliare: lì c'è un carico cognitivo da ridurre. Il passo successivo, quando possibile, è coinvolgere nei test persone con disabilità cognitive.
In sintesi
- L'accessibilità cognitiva riguarda molte persone con disabilità e, nei momenti di stanchezza o stress, chiunque.
- Ridurre il carico sulla memoria: mostrare opzioni, riepiloghi e contesto invece di chiedere di ricordare.
- Coerenza, procedure divise in passaggi e tempi adeguati abbassano lo sforzo e l'ansia.
- Le WCAG 2.2 chiedono aiuto coerente, niente dati da reinserire e accessi senza test cognitivi obbligatori.
- Movimento e distrazioni automatiche vanno limitati e resi controllabili.