Molti progetti rinunciano ai test di usabilità perché li immaginano costosi: laboratori con specchi unidirezionali, campioni enormi, settimane di analisi. In realtà un test qualitativo ben fatto richiede poche persone, una stanza tranquilla o una videochiamata e un pomeriggio di lavoro. Quello che conta è la preparazione.
Perché bastano poche persone
L'idea, resa popolare da Nielsen, è che i problemi di usabilità più gravi emergono presto: dopo i primi partecipanti si comincia a vedere gli stessi ostacoli ripetersi. Per un test qualitativo, il cui scopo è scoprire problemi e non misurare percentuali, cinque o sei persone di un profilo omogeneo sono spesso sufficienti per un ciclo. È più utile fare tre piccoli test a distanza di qualche settimana, correggendo tra l'uno e l'altro, che un unico grande test alla fine.
Questo vale per i test qualitativi. Se l'obiettivo è confrontare due versioni con numeri affidabili, o stimare un tasso di successo, servono campioni molto più grandi e un approccio statistico.
Definire l'obiettivo
Prima di cercare partecipanti, scrivi in una frase che cosa vuoi capire. Esempi:
- «Le persone riescono a trovare e modificare l'indirizzo di spedizione salvato?»
- «Il nuovo processo di registrazione è più chiaro del precedente?»
- «Si capisce la differenza tra i tre piani in abbonamento?»
Un obiettivo preciso guida la scelta dei compiti e impedisce di trasformare la sessione in una chiacchierata generica.
Scrivere i compiti
I compiti sono il cuore del test. Devono essere realistici, avere un punto d'arrivo chiaro e non suggerire la soluzione.
| Compito scritto male | Compito scritto bene |
|---|---|
| «Clicca su Impostazioni e cambia l'indirizzo» | «Hai traslocato: fai in modo che il prossimo ordine arrivi alla nuova casa» |
| «Usa il filtro prezzo» | «Cerca un paio di scarpe da corsa sotto i 90 euro» |
Il primo tipo di compito contiene le parole dell'interfaccia e trasforma il test in una caccia al termine. Il secondo descrive una situazione e lascia all'utente il percorso. Prepara da tre a sei compiti, in ordine dal più semplice al più complesso, e prova la sequenza su un collega prima delle sessioni vere.
Reclutare i partecipanti
I partecipanti dovrebbero somigliare a chi userà davvero il prodotto. Un gestionale per studi dentistici va testato con personale di segreteria degli studi, non con gli sviluppatori del team. Alcune indicazioni pratiche:
- prepara poche domande di selezione per escludere chi è fuori target;
- evita colleghi, amici stretti e persone che conoscono già il progetto;
- prevedi un piccolo compenso o un buono: rispetta il tempo di chi partecipa;
- recluta una persona in più del necessario, perché qualcuno all'ultimo rinuncia.
Condurre la sessione
Una sessione dura in genere tra i quarantacinque e i sessanta minuti. Una struttura collaudata è questa:
- Accoglienza (5 minuti): spiega che si testa il prodotto, non la persona, e che non esistono risposte sbagliate.
- Domande iniziali (5 minuti): abitudini e contesto, per esempio come fa oggi quella stessa attività.
- Compiti (30-40 minuti): chiedi di pensare ad alta voce mentre lavora.
- Chiusura (5-10 minuti): impressioni generali e domande aperte.
Il conduttore deve resistere alla tentazione di aiutare. Quando il partecipante si blocca e chiede «Devo cliccare qui?», la risposta migliore è rimandare la domanda: «Che cosa ti aspetteresti che succeda?». Solo se il blocco è totale e impedisce di proseguire si può dare un'indicazione, annotando che il compito non è stato completato in autonomia.
Se possibile, una seconda persona prende appunti mentre il conduttore si concentra sulla conversazione. Registrare schermo e voce, con il consenso del partecipante, permette di rivedere i momenti critici.
Che cosa osservare
Le parole dei partecipanti sono utili, ma i comportamenti lo sono di più. Le persone tendono a essere gentili e a dire che «tutto sommato era facile» anche dopo aver faticato per due minuti. Osserva:
- dove esitano o tornano indietro;
- che cosa cercano senza trovarlo;
- dove cliccano aspettandosi qualcosa che non succede;
- le espressioni di sorpresa o frustrazione;
- se completano il compito, e in quanto tempo approssimativo.
Analizzare i risultati
Subito dopo ogni sessione annota i problemi principali, finché il ricordo è fresco. Alla fine raccogli tutte le osservazioni, raggruppale per tema e conta quanti partecipanti hanno incontrato ciascun problema. Un problema visto da quattro persone su cinque merita priorità; uno visto da una sola va valutato con attenzione, perché potrebbe essere un caso isolato o un segnale debole di qualcosa di importante.
Il rapporto finale dovrebbe essere breve: i cinque o dieci problemi più rilevanti, con una breve descrizione, un estratto video o una citazione, e una proposta di soluzione. Un documento di quaranta pagine non lo legge nessuno; una lista ordinata con esempi concreti spinge invece il team ad agire.
Test a distanza
Le videochiamate con condivisione dello schermo funzionano molto bene e allargano il bacino di partecipanti. Conviene però fare una prova tecnica qualche minuto prima, avere un piano B se la condivisione non funziona e ricordare che vedere l'ambiente reale della persona, con il suo dispositivo e le sue abitudini, è spesso un vantaggio.
In sintesi
- Per un test qualitativo bastano cinque o sei partecipanti per ciclo; meglio più cicli brevi.
- I compiti devono descrivere situazioni reali senza usare le parole dell'interfaccia.
- Durante la sessione si osserva, non si aiuta: i comportamenti contano più delle opinioni.
- L'analisi si chiude con una lista breve e ordinata di problemi e soluzioni proposte.