Il multimetro è lo strumento che trasforma i sospetti in fatti. Un cavo che forse è interrotto, un alimentatore che forse non eroga abbastanza, una batteria che forse è scarica: con due puntali e mezzo minuto si passa dal «forse» al numero. Non serve un modello professionale per iniziare, ma serve sapere come usarlo, perché alcuni errori danneggiano lo strumento e, sulla rete elettrica, possono essere pericolosi per chi misura.
Com'è fatto
Un multimetro digitale ha tre elementi principali:
- display, che mostra il valore e spesso l'unità;
- selettore rotativo, con cui si sceglie la grandezza da misurare;
- boccole per i puntali: di solito COM (comune, puntale nero), una per tensione, resistenza e continuità (puntale rosso), e una o due per la corrente.
Molti modelli economici sono a scala manuale: bisogna scegliere un fondo scala superiore al valore atteso. I modelli autorange scelgono la scala da soli e sono più comodi per chi inizia.
Misurare una tensione continua
È la misura più frequente in elettronica: batterie, alimentatori, schede.
- Puntale nero in COM, rosso nella boccola V.
- Selettore su tensione continua, indicata con V seguita da una linea retta (a volte con una linea tratteggiata sotto).
- Puntale nero sul negativo o sulla massa, rosso sul punto da misurare.
Se i puntali sono invertiti, il display mostra un valore negativo: non si rompe nulla, ma è un'informazione utile sul verso.
Esempi pratici:
| Cosa misuri | Valore atteso indicativo |
|---|---|
| Pila stilo AA nuova | poco più di 1,5 V |
| Batteria da 9 V nuova | poco più di 9 V |
| Uscita USB | circa 5 V |
| Cella al litio carica | circa 4,2 V |
Una pila che a vuoto mostra la tensione giusta può comunque essere esausta: sotto carico la tensione crolla. Per un giudizio affidabile si misura mentre il dispositivo è in funzione.
Misurare una tensione alternata
Il selettore va su V con una tilde (~). È la scala per la tensione di rete, che in Italia è nominalmente di 230 volt. Qui servono prudenza e strumenti adeguati: un multimetro con categoria di sicurezza dichiarata per la rete (CAT II o superiore), puntali integri con protezioni per le dita, una mano sola al lavoro quando possibile. Se non si ha esperienza con impianti elettrici, la regola è semplice: non misurare sulla rete.
La prova di continuità
È la funzione che si usa di più per riparare. Il selettore va sul simbolo del cicalino o del diodo. Toccando i due puntali tra loro lo strumento suona: il circuito è chiuso.
Usi tipici:
- verificare che un cavo non sia interrotto, puntale su ciascuna estremità dello stesso filo;
- trovare quale piedino di un connettore corrisponde a quale filo;
- controllare un fusibile;
- verificare che un interruttore chiuda davvero il contatto.
La regola fondamentale: la continuità e la resistenza si misurano solo su circuiti senza alimentazione. Lo strumento immette una piccola corrente propria; se il circuito è alimentato la misura è falsata e lo strumento può danneggiarsi. Sui circuiti con condensatori grandi conviene anche aspettare che si scarichino.
Misurare una resistenza
Selettore su Ω. Si appoggiano i puntali ai capi del componente. Se la scala è manuale e il display mostra «1» o «OL», il valore è oltre il fondo scala: si passa a una scala superiore.
Due accorgimenti:
- non toccare con le dita entrambi i terminali: il corpo umano si mette in parallelo e falsa le misure di valori alti;
- un componente montato su una scheda è in parallelo con il resto del circuito: la misura può non corrispondere al valore stampato. Per una lettura certa si scollega almeno un terminale.
Misurare una corrente
È la misura più insidiosa. Per la corrente il multimetro va inserito in serie, interrompendo il circuito, e il puntale rosso va spostato nella boccola dedicata (mA o A).
L'errore classico è lasciare il puntale nella boccola della corrente e poi misurare una tensione: in quella posizione lo strumento è quasi un cortocircuito. Nella migliore delle ipotesi salta il fusibile interno, nella peggiore si danneggia lo strumento o la sorgente. Abituati a riportare il puntale rosso nella boccola V subito dopo ogni misura di corrente.
Come scegliere un multimetro
Per l'elettronica domestica e il fai da te bastano poche caratteristiche:
- autorange e prova di continuità con cicalino rapido;
- fusibili interni sostituibili sulle portate di corrente;
- categoria di sicurezza dichiarata, se si pensa di avvicinarsi alla rete;
- puntali flessibili e ben isolati, magari con coccodrilli intercambiabili.
Funzioni come la misura di capacità, frequenza e temperatura sono utili ma secondarie.
Una sequenza di diagnosi tipica
Davanti a un dispositivo che non si accende, nel mio lavoro seguo quasi sempre lo stesso ordine: tensione all'ingresso, tensione dopo il fusibile o il connettore, continuità del cavo, tensioni di uscita dei regolatori. Si procede dalla sorgente verso il carico, un punto alla volta, finché il valore misurato smette di corrispondere a quello atteso. Lì c'è il guasto, o comunque la zona da indagare.
In sintesi
- Puntale nero sempre in COM; il rosso cambia boccola in base alla misura.
- Tensione si misura in parallelo, corrente in serie, resistenza e continuità senza alimentazione.
- Dopo una misura di corrente riporta subito il puntale rosso su V.
- Sulla rete elettrica servono strumenti certificati ed esperienza.
- Diagnostica dalla sorgente al carico, un punto alla volta.